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Il giusto peso



Il peso giusto
 
L’obesità è in aumento e quella infantile preoccupa di più. Perché ha conseguenze immediate, influendo anche sulla personalità del bambino, e a lungo termine, riducendo l’aspettativa di vita. (di Ilaria Sicchirollo)
 
Nel mondo 1 bambino in età scolare su 10 è sovrappeso. In Italia, a otto anni, lo è uno su tre. Il problema, è evidente, non riguarda più solo gli USA: gli americani con i loro enormi frigoriferi, le maxi porzioni e i fast food ad ogni angolo hanno, come spesso accade, solo spianato la strada a una tendenza che abbiamo finito con l’importare. Solo che qui non si tratta di una moda o di un gadget che arriva da oltreoceano. La questione è seria perché il sovrappeso e l’obesità infantile sono l’anticamera di malattie importanti in età adulta: ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari. In Europa i più preoccupati sembrano essere i Britannici. È notizia recente quella della famiglia inglese a cui sono stati sottratti due dei sette figli per malnutrizione. Non denutrizione. Questi bambini mangiavano troppo e male e i servizi sociali hanno deciso, dopo un periodo di osservazione senza risultati apprezzabili, di dichiararli adottabili. Perché questi genitori, non educandoli adeguatamente a mangiare bene e non fornendo loro un’alimentazione corretta, stavano facendo male alla loro salute. MC Donald’s, una delle aziende maggiormente sotto tiro quando si parla di junk food ha esposto in alcuni ristoranti del Regno Unito il conteggio delle calorie dei famigerati hamburger e patatine. Ma anche i francesi si sono attivati, proponendo una “tassa” sulle bibite gasate, responsabili di apportare zuccheri e calorie in maniera subdola e dunque pericolosa.
 
A breve e a lungo termine

Ma cosa comporta essere in sovrappeso fin da piccoli? Secondo il Ministero della Salute (www.salute.gov.it), ci sono conseguenze precoci di tipo respiratorio (affaticabilità, apnea notturna), di tipo articolare dovute al carico meccanico (varismo o valgismo degli arti inferiori, piedi piatti, dolori articolari) e disturbi digestivi. Oltre naturalmente ai problemi psicologici, perché i ragazzini, si sa “non perdonano” e spesso trovano nel compagno sovrappeso un facile bersaglio. Il bambino che si sente deriso sarà sempre meno sicuro e potrebbe anche ritirarsi in un isolamento difensivo, uscendo meno, rimanendo sedentario davanti alla tv ed entrando in un circolo vizioso. Poi ci sono le conseguenze a lungo termine: in età adulta si può più facilmente incorrere in problemi cardiocircolatori, muscolo-scheletrici e metabolici, oltre all’aggravarsi dei problemi sociali e relazionali.
 
Fattori di rischio e prevenzione
 
Il Ministero della Salute ci ricorda che i fattori di rischio sono riconducibili a tre categorie: alimentazione, sedentarietà, familiarità. Secondo alcuni studi, quest’ultima sembra essere quella meno determinante. Da qui l’importanza di agire sui primi due fattori. Il primo confronto è naturalmente con il pediatra, per il controllo del peso e del tipo di alimentazione. Poi naturalmente, è necessario insistere sullo stile di vita dei nostri figli. Incentivare l’attività fisica, lo sport, il gioco all’aria aperta, preferendolo alla TV e ai videogiochi. Qualche accorgimento anche a tavola: privilegiare cibi semplici, poco conditi e ricchi di frutta e verdura. Non è il caso di insistere troppo affinché il bambino finisca quello che ha nel piatto, se dichiara di essere già sazio o di avere poco appetito. Il rischio, infatti, è che il piccolo si sforzi di mangiare solo per “fare piacere” alla mamma, innescando così un rapporto distorto con il cibo. Evitare, infine, di “premiare” il bambino con dolcetti confezionati, bibite dolci, succhi zuccherati.

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