Allarme epatite
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Il 19 maggio scorso si è celebrata in tutto il mondo la giornata Mondiale di sensibilizzazione nei confronti dell’epatite promossa dallaWorld Hepatitis Alliance, organizzazione no profit che rappresenta oltre 280 associazioni che tutelano i malati affetti da questa malattia. Partiamo da qui per evidenziare, con l’aiuto della dottoressa Margherita Lunelli, epatologa di FD Medical, le principali questioni emerse rispetto a questo grave problema medico-sociale.
“La terza edizione della Giornata Mondiale dell’Epatite - spiega la dottoressa Margherita Lunelli - è stata organizzata per porre in risalto la scarsa conoscenza di questa patologia e la mancanza, ancora troppo diffusa, di informazione e prevenzione. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in tale occasione ha riconosciuto per la prima volta l’epatite virale cronica (epatite B ed epatite C) come un problema sanitario che ha impatto mondiale e che necessita di un’azione globale per coordinare prevenzione, diagnosi, terapia e monitoraggio. “Sono io il numero 12?”è lo slogan efficace della campagna d’informazione promossa in tale occasione: a livello mondiale, infatti, 1 persona su 12 è affetta da epatite cronica B o C ma non ne è consapevole. I pazienti colpiti da virus dell’epatite cronica B o C sono circa 500 milioni nel mondo e circa 2 milioni in Italia: l’impatto a livello di diagnosi e terapia è notevole.
L’epatite cronica virale, grave problema medico-sociale, si rivela nella maggior parte dei casi asintomatica, rimane silente per anni, addirittura per decenni, e i sintomi si manifestano solo nelle fasi più tardive, quando compaiono le gravi complicanze della cirrosi, con successivo scompenso epatico e tumori del fegato (i virus HBV e HCV rappresentano agenti infettivi oncogeni)”.
Prevenzione e trattamento della malattia
“Per quanto riguarda la prevenzione - afferma la dottoressa Lunelli - vanno adottate appropriate misure igienico-sanitarie e uno stile di vita corretto, che si estendono a tutte le più conosciute malattie virali. Ciò è possibile conoscendo le modalità di trasmissione. I virus sono presenti nel sangue quindi si trasmettono per contagio da sangue infetto, soprattutto tramite aghi e siringhe, cioè iniezioni intramuscolo o endovena, di farmaci o droghe, trasfusioni, piercing, tatuaggi, interventi odontoiatrici. In quest’ultimo caso il rischio esisteva in particolare fino agli anni ’90, quando il virus dell’epatite C non era ancora conosciuto; da allora negli studi dentistici e ad ogni sacca di trasfusione vengono applicati i più rigorosi controlli. Inoltre, tutti gli oggetti taglienti di uso quotidiano (forbici, rasoi, spazzolini…) possono veicolare i virus allo stesso modo. Anche la via di trasmissione sessuale è possibile, in particolare per l’HBV; inoltre, anche se in minori percentuali, va ricordata la trasmissione perinatale.
Per l’epatite B in Italia dal 1991 c’è la vaccinazione obbligatoria, che lascia però scoperta quella fascia di popolazione di età media, o più anziana, che può aver contratto precedentemente il virus.
La terapia dell’epatite cronica virale non sempre deve essere intesa come “assunzione di farmaci”, ovvero spesso il paziente è regolarmente monitorato (mediante il prelievo per le transaminasi e l’ecografia epatica), adotta uno stile di vita, in particolare alimentare, adeguato (soprattutto per ciò che concerne l’uso di alcolici) e si raggiunge una sorta di equilibrio, convivenza tra il portatore e il virus.
Per ciò che concerne in senso stretto il trattamento farmacologico va valutato con lo specialista di volta in volta, considerando la particolare aggressività del virus, lo stato della malattia non troppo avanzato, l’età giovane del paziente (e quindi la relativa aspettativa di vita alta), e presenta, allo stato attuale, percentuali di risposta piuttosto soddisfacenti. In linea generale si può affermare che quella dell’HCV è basata sul trattamento combinato di Interferone Peghilato e Ribavirina, che, a seconda della gravità della malattia, dell’aggressività del virus e della risposta alla terapia, può durare 6 mesi o 12 mesi. La terapia dell’HBV risulta maggiormente soggetta a più variabili, da valutare singolarmente; comunque si basa sostanzialmente sulla terapia con Interferone allo scopo di ottenere la guarigione o sull’uso di antivirali (quali l’Entecavir e il Tenofovir)”.
Diagnosi precoce: è possibile?
“La diagnosi precoce è facile, veloce e alla portata di tutti - spiega l’epatologa - mediante un prelievo ematico con richiesta della ricerca per i due virus (HCV-Ab e HBsAg). Si può essere entrati in contatto con il virus, cioè con sangue infetto, da tempo e non avere sintomi clinici, pertanto, in caso di semplice sospetto o dubbio o di convivenza con persone affette dal virus, il test può essere effettuato. Ovviamente anche un accurato esame ecografico può indurre il sospetto di epatite cronica, se non di cirrosi, dato che i segni ecografici in caso di epatite cronica sono semplici da evidenziare e, per un occhio esperto, inequivocabili. Purtroppo i sintomi che indirizzano su una patologia del fegato sono, nel caso delle epatiti croniche evolute in cirrosi, tardivi e particolarmente gravi quali l’improvviso sanguinamento dalle varici esofagee (vomito ematico), melena (feci nere), formazione di ascite (liquido in cavità addominale) o edemi agli arti inferiori, encefalopatia epatica (alterazione dell’umore, rallentamento psicomotorio, alterato livello di coscienza, confusione), epatocarcinoma (noduli tumorali nel fegato). Da ultimo è bene ricordare che il problema delle epatiti croniche si somma all’uso e all’abuso di alcol, che nella persona inconsapevole della propria positività al virus dell’epatite B o C crea un danno ulteriore sulla cellula epatica già bersagliata”.
“In conclusione, il fegato è l’organo più voluminoso dell’addome, svolge molte funzioni essenziali nel metabolismo, nel catabolismo, funge da deposito (in particolare di ferro). Insomma, attualmente non esiste un organo artificiale capace di emulare tutte le funzioni del fegato. Teniamocelo stretto!”.
(di Margherita Lepri)










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