Antibiotici: i danni dell'abuso
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Utili, talvolta indispensabili. Gli antibiotici hanno cambiato le nostre vite. Ma un uso eccessivo può dare problemi, riducendone l’efficacia e, nel lungo periodo, sviluppando una resistenza. (di Ilaria Sicchirollo)
Mal di gola, febbre frequente, quella tosse che non se ne va, cistiti ricorrenti. A volte l’antibiotico sembra l’unica soluzione possibile. Eppure i dati parlano chiaro: in Italia abbiamo “l’antibiotico facile” rispetto al resto d’Europa. Il risultato? Fanno sempre meno effetto su di noi per quel preciso disturbo, ma soprattutto provocano una resistenza nei batteri, che si evolvono e mutano. L'antibiotico resistenza è un rischio reale denunciato dall’OMS nel corso dell’ultima giornata mondiale della Salute dedicata proprio a questo tema (vedi Essere&Benessere n 4 del 2011) e dalla Commissione Europea nel corso della Giornata europea degli antibiotici a fine novembre. Ma davvero tendiamo ad abusare di questo tipo di farmaco tentando qualche volta perfino di fare i “furbetti” eludendo la prescrizione del medico? Ne abbiamo parlato con chi gli antibiotici li prescrive, un medico di medicina generale, e con chi li vende, una farmacista.
Caratteristiche del fenomeno e possibili soluzioni
“Il fenomeno dell'antibiotico-resistenza – spiega la dottoressa Mietta Venzi, medico di medicina generale e specialista in Tisiologia e Malattie dell’apparato respiratorio presso FD Medical - è dovuto essenzialmente ad un adattamento dei batteri di fronte all'uso-abuso degli antibiotici. In un mondo che ne fa largo utilizzo, non solo in terapia umana ma anche in veterinaria e nella zootecnia, si sono sviluppati sempre più ceppi batterici antibiotico-resistenti, rendendo problematico il trattamento sia sul territorio che in ambito ospedaliero. L'antibiotico resistenza negli ultimi anni è passata così da semplice fenomeno di studio ad un vero e proprio problema di sanità pubblica in termini di controllo delle infezioni batteriche e in termini di costi sociali”.
Quali sono i numeri del fenomeno?
“Si stimano circa 25.000 morti ogni anno a causa dell'antibiotico-resistenza con un costo per la collettività in spese sanitarie e perdita di produttività, che si stima in circa un miliardo e mezzo di euro. Sono dati allarmanti e lo sono ancor di più se si considera che rispetto al passato (la penicillina risale agli anni 40-50) dove l'antibiotico resistenza veniva contrasta da una maggiore disponibilità di farmaci diversi nuovi e più potenti, oggi questa disponibilità non c'è e non è prevista per il prossimo futuro”.
Qual è la risposta delle istituzioni?
“Lo scorso novembre, in occasione della giornata Europea degli antibiotici, la Commissione Europea ha presentato un ampio piano di lotta contro la resistenza agli antibiotici che si articola in 12 azioni che saranno realizzate nei prossimi 5 anni negli stati membri di cui anche l'Italia è parte”.
E noi, nel nostro piccolo cosa possiamo fare? Quali sono gli errori da evitare?
“Solo un uso contenuto, mirato e appropriato può contrastare l'antibiotico-resistenza. Vi sono antibiotici noti alla popolazione perché prescritti dal dentista, dal medico di famiglia, dall'ospedale dopo un ricovero o ancora peggio perché usato dal vicino o da un parente, che entrano a far parte della farmacia di casa e che vengono utilizzati in modo inappropriato, come automedicazione da subito per patologie che non lo richiedono, come una banale febbre in periodo influenzale, una faringite di cui l'origine non è nota. Le febbri o le faringiti non necessariamente sono batteriche ed è noto che gli antibiotici non servono se si tratta di virus, si crea solo un danno e i dati sopra citati ne sono la dimostrazione”.
Un altro problema è l’automedicazione. Si ha una scatola già in casa, si conosce il farmaco, si pensa di poterlo usare. “Spesso i pazienti iniziano di propria sponte la terapia, solitamente a dose non terapeutica sospendendola dopo pochi giorni appena i sintomi scompaiono, contribuendo così all'insorgenza dei fenomeni di resistenza da parte dei batteri”. Prosegue il medico di famiglia.
Dottoressa, però è anche vero però che spesso i medici, soprattutto quelli di famiglia, non hanno molto tempo da dedicare ai pazienti e l’antibiotico è una via di fuga facile e sicura.
“Non è esente da responsabilità anche la classe medica che spesso per non andare contro le richieste del paziente prescrive l'antibiotico richiesto o, ancora peggio, non è aggiornato sulle linee guida in merito alla prescrizione antibiotica per tipo di patologia. Aggiungo però che vi anche un altro ambito, non noto ai non addetti ai lavori che riguarda l'utilizzo degli antibiotici in zootecnia e in veterinaria che generano a loro volta resistenze batteriche che si ripercuotono poi in resistenze batteriche in ambito umano”.
Che scenario prevede? Si arriverà a una soluzione?
“Possibili soluzioni al problema sono, in farmaceutica, la ricerca continua; nelle istituzioni, il controllo e il monitoraggio degli ambiti dove gli antibiotici vengono utilizzati; nella popolazione, una adeguata informazione e formazione; in ambito sanitario, infine, formazione, aggiornamento continuo e uso appropriato e mirato degli antibiotici”.
In farmacia vince il buon senso
Gli antibiotici non possono essere venduti senza prescrizione medica. E questo dovrebbe essere già un primo deterrente. Ma è davvero così?
“Non ci sono dubbi che vi sia un abuso di antibiotici – spiega la dottoressa Sara Zucca della Farmacia Zucca di Segrate – e questo noi in farmacia lo riscontriamo continuamente: la gente che ha utilizzato in passato un antibiotico con successo, pensa di poterlo riutilizzare liberamente ogni volta che ha gli stessi sintomi, anche senza consultare il medico”.
Ma se un antibiotico ha già funzionato in passato, perché non riutilizzarlo?
“Non è detto che il disturbo sia lo stesso, anche a fronte degli stessi sintomi. Solo il medico lo può sapere. E in ogni caso l’antibiotico andrebbe cambiato, perché a lungo andare può provocare resistenza”.
Sono molti i pazienti che chiedono un antibiotico senza ricetta?
“Ci provano spesso – prosegue Sara Zucca – magari iniziano con una scatola che era rimasta in casa (e già questo dovrebbe essere un segnale perché la confezione andrebbe ultimata, altrimenti vuol dire che non si è assunto in dosi corrette) e poi devono completare la cura e hanno bisogno di una nuova confezione. Oppure c’è la tendenza a dire che il medico lo ha prescritto telefonicamente. Ma in questo caso chiediamo il contatto con il medico in modo da avviare la procedura di urgenza terapeutica documentata, che deve poi però trasformarsi in ricetta”.
I dati rivelano che anche nei confronti dei bambini siamo fra i primi come somministrazione, le risulta dal riscontro pratico in farmacia?
“I pediatri, soprattutto quelli del SSN hanno spesso poco tempo da dedicare alle visite. Anche i più diligenti e scrupolosi sono talmente presi d’assalto, soprattutto nella stagione fredda, che spesso, magari su insistenza del genitore, prescrivono l’antibiotico dopo i classici tre giorni di febbre quando invece dovrebbe essere l’ultima spiaggia. In questo senso possiamo dire che anche in pediatria c’è un abuso di antibiotici”.
Ma cosa si deve fare in caso di febbre che dura più dei classici “tre giorni”?
“La verità è che bisogna distinguere fra infiammazione e infezione. L’infiammazione è una risposta fisiologica del nostro organismo a fattori esterni ma anche alla fatica, allo stress. Spesso imponiamo ai nostri bambini ritmi serratissimi per tutta la settimana ed ecco che al sabato arriva la febbre. Ma si tratta di una risposta fisiologica e in questo caso la febbre non è un’infezione ma una reazione infiammatoria. Lavorando sul sistema immunitario in questi tre giorni si può evitare di dover ricorrere all’antipiretico e poi all’antibiotico”.
In che modo lavorare sul sistema immunitario?
Durante tutto l’anno con una dieta bilanciata e ricca di frutta e verdura. Ma una volta che l’infiammazione arriva, si può ricorrere, per esempio, ai rimedi naturali, come l’echinacea, che ha uno spiccato effetto antibatterico e può sostenere l’organismo nella sua lotta contro i batteri. Con questo non voglio dire che il “naturale” vada sempre bene e il “chimico” sempre male, vi sono casi in cui i farmaci sono assolutamente indispensabili, ma in caso di dosaggi sbagliati o di fai da te, il naturale fa comunque meno danni e glielo dice una farmacista che ai propri figli non ha mai dato un antipiretico, tantomeno un antibiotico”.
Antibiotici e influenza
Questo è un periodo in cui l’uso degli antibiotici aumenta a causa delle malattie da raffreddamento e dell’influenza. Cosa è meglio fare? “È fondamentale rassicurare la popolazione in merito alle comuni infezioni stagionali come l'influenza, il mal di gola, il raffreddore, la tosse – spiega la dotteressa Mietta Venzi. “Queste sono patologie non allarmanti, che spesso si autorisolvono, magari non in un giorno, con un adeguato riposo e una corretta idratazione e alimentazione e, se è presente febbre alta, all’occorrenza con il paracetamolo o l'aspirina. Se i sintomi dovessero perdurare oltre la 5-6 giornata, bisogna contattare il proprio medico e solo se il medico ritiene necessario un antibiotico, allora è il caso di prenderlo”.
L’uso degli antibiotici in Italia
Secondo il rapporto Osmed (osservatorio sull’impiego dei medicinali) sull’uso di antibiotici in Italia, realizzato da AIFA (Agenzia italiana del farmaco) l’Italia è fra i paesi europei con un più elevato consumo di antibiotici (più di noi solo Francia e Cipro). Nel 2008 il 44% della popolazione assistibile ha ricevuto almeno 1 prescrizione di antibiotici e i dati sono un po’ più elevati per bambini e anziani (53 bambini su 100 e 50 anziani su 100). Geograficamente, la prescrizione di antibiotici è più diffusa al sud: il record spetta a Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio e Umbria. Gli antibiotici rappresentano una delle categorie di farmaci che maggiormente risente della stagionalità: i picchi si registrano in autunno-inverno, soprattutto in concomitanza con l’epidemia influenzale, nonostante l’impiego di antibiotici sia sconsigliato per l’influenza. Per cosa vengono prescritti gli antibiotici? Malattie dell’apparato respiratorio (48%), infezioni del sistema genito-urinario (18,4%) e il 13,6% per malattie dell’apparato digerente. (fonte: Il consumo di antibiotici in Italia e in Europa, AIFA).
Dove bisogna intervenire
Il piano d'azione messo a punto dall’Unione Europea in occasione dell’European Antibiotic Awareness Day dello scorso novembre prevede la cooperazione internazionale per la ricerca e lo sviluppo di nuovi antimicrobici, un maggiore controllo sulle infezioni presso le strutture medico sanitarie ma anche un coordinamento su educazione, formazione e comunicazione a operatori e cittadini. Il piano include anche l’elaborazione di una nuova legislazione in materia di salute animale.











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