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La celiachia? Non è una malattia!



La celiachia? Non è una malattia!

Con l’intolleranza al glutine si può vivere bene, benissimo. Basta seguire pochi accorgimenti e andare al ristorante o in vacanza diventa possibile. Le diritte da sapere, raccontate dagli esperti.
(di Dorina Macchi)

Sono sempre di più e (giustamente) sono sempre più agguerriti. Più consapevoli, molto meglio informati, i celiaci - cioè le persone intolleranti al glutine, presente nella maggioranza dei cereali -  vivono sempre meglio, con più "sì" e meno restrizioni. Uscire a cena con gli amici, fare colazione al bar, partire per una vacanza, magari addirittura in barca, non sono più sogni proibiti. Si può fare, salvando salute (l'unica cura per la celiachia è una dieta totalmente gluten free) e vita normale. Perché il panorama generale della celiachia in Italia cambia rapidamente, sostenuto da numeri insospettabili. Il primo? Nel nostro Paese ci sono circa 110.000 celiaci. Se sembrano tanti, sono in realtà molto pochi rispetto alle stime, che indicano a quota 600.000, pari a un italiano su 100, le persone realmente intolleranti al glutine. E, anche se le diagnosi aumentano rapidamente (secondo l'AIC, Associazione Italiana Celiachia, il ritmo è del + 10% all'anno) si è ancora ben lontani dall'obiettivo di individuare tutti i casi.
 
Cosa vuol dire essere celiaco

La celiachia è l'intolleranza permanente al glutine, complesso proteico che si trova in grano, orzo, farro, kamut, segale, triticale e spelta. Al contrario, ne sono privi, e quindi sono “consentiti”, riso, mais, miglio, sorgo, grano saraceno, manioca e quinoa. Ufficialmente (Decreto Ministeriale 279 del 18-05-2001) la celiachia è inserita nell'elenco delle malattie rare, ma  ovviamente (vd box Un libro per amico) chi ne soffre non vuole essere trattato da malato. Anche perché, quando riesce ad eliminare completamente il glutine dalla propria dieta e dalla propria vita, il celiaco gode di buona, anzi ottima salute. Ma il problema sta proprio in quel “completamente”, visto che non si tratta solo di evitare il nemico come ingrediente (insomma, di dire no al classico piatto di pasta), ma anche di individuarlo e quando è presente come additivo (come in molti insaccati, salse ecc) o quando ha contaminato cibi o materiali che originariamente ne erano privi. Ma come si manifestano i danni del glutine sul celiaco? L'organo bersaglio è l'intestino tenue e in particolare i villi intestinali. L’effetto del glutine su questi filamenti che assicurano l'assimilazione dei nutrienti è… la distruzione. Per fortuna, però, seguendo una dieta priva di glutine le lesioni regrediscono. Da un punto di vista genetico, la predisposizione alla celiachia dipende dalla presenza nell'organismo delle molecole HLA DQ2 e HLA DQ8, che si rilevano con gli esami del sangue. In ogni caso, per avere la diagnosi certa della malattia bisogna sottoporsi alla biopsia intestinale.
 
C'è ma non si vede

Dolori addominali, vomito e diarrea cronica sono i sitomi della cosiddetta celiachia tipica, che si compare soprattutto nei bambini, terminato lo svezzamento, e che può provocare perdita di peso e arresto della crescita. Più difficile individuare la celiachia atipica - che si manifesta con il cattivo assorbimento selettivo di alcune vitamine e sali minerali, causando ad esempio l'osteoporosi o lo scarso sviluppo dello smalto dentale - e ancor più quella silente, totalmente priva di sintomi, ma non di conseguenze sull’intestino. A parte i danni su quest’organo, la celiachia non riconosciuta può causare infertilità, diabete, epilessia e addirittura linfomi intestinali. Insomma, anche se seguire una dieta gluten free soprattutto all’inizio sembra un’impresa impossibile, è vietato far finta di niente!
 
Tutti a dieta (ma è sempre più facile)

Dicono gli esperti che ci vuole almeno un anno per “abituarsi all’idea” di essere celiaci e per iniziare a prendere confidenza con il sistema di divieti e permessi che l’intolleranza porta con sé. In questa navigazione incerta, però, c’è una bussola, l’Associazione Italiana Celiachia. Sul suo sito www.celiachia.it si trovano tutte le informazioni utili, dall’elenco aggiornato di tutti i prodotti senza glutine, alle ultime ricerche scientifiche, fino agli aspetti normativi, con l’indicazione della quantità di glutine ammessa nei prodotti etichettati come “senza glutine” (< 20 ppm) e “con contenuto di glutine molto basso” (< 100 ppm). Se i primi sono erogabili grauitamente dal Servizio Sanitario Locale (con tetti di spesa che variano in base alla Regione di appartenenza e al soggetto) i secondi sono sempre a carico di chi li acquista. Essere celiaci, però, non significa vivere confinati in casa. Sullo stesso sito, infatti, i servizi del Progetto Fuori Casa permettono la ricerca di ristoranti, bar, gelaterie e bed&breakfast, ma anche punti di vending e skipper in grado di servire in alto mare pasti rigorosamente gluten free. Perché anche senza glutine, ma con tanta attenzione, si può vivere col vento in poppa.
 
Intolleranza o sensitivity?

L’intolleranza al glutine e la sensibilità al glutine (gluten sensitivity, GS) sono due cose diverse. Lo spiega Alessio Fasano, professore all’University of Maryland School of Medicine’s Center for Celiac Reserch, nella ricerca realizzata insieme ad altri scienziati dello stesso istituto e pubblicata su BMC Medicinenel marzo 2011. In cosa consiste la differenza? In parte nei sintomi (oltre a quelli gastrointestinali ci possono essere sonnolenza, difficoltà a concentrarsi e depressione), ma soprattutto nelle conseguenze. Chi soffre sensibilità al glutine non riporta infatti i tipici danni all’intestino e, se si sottopone agli esami del sangue per la celiachia, risulta non esserne affetto. Di solito, invece, la diagnosi (ma siamo veramente agli albori degli studi in materia) avviene in seguito all’individuazione di un’alterazione immunologica, la positività per anticorpi antigliadina di prima generazione. Impressionante la stima dei pazienti GS, la cui cura ancora una volta consiste nella sola dieta gluten free: secondo il professor Umberto Volta, responsabile del Centro per la Diagnosi di Celiachia presso il Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, in Italia sarebbero ben 3 milioni.
 

 

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