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Siamo tutti bugiardi?



Siamo tutti bugiardi?


Le raccontiamo tutti: per non essere giudicati o nascondere i nostri segreti, oppure per autodifesa o semplicemente per "colorare" un quotidiano spento. Ma dire bugie è inevitabile? Ci sono momenti e situazioni in cui è lecito, anzi auspicabile, mentire? E quando, invece, si diventa bugiardi patologici? (di Vannina Patanè)

Non si possono non dire bugie. Le raccontiamo tutti, a ogni età: da bambini, inventiamo storie fantastiche e sfidiamo gli adulti a crederle. Da grandi, celiamo i nostri piccoli e grandi segreti, per evitare il giudizio altrui, per non far soffrire, per…passarla liscia. Talvolta, mentiamo persino senza una necessità apparente, ma solo per l’esigenza di “colorare” una vita quotidiana grigia e poco stimolante. Lo facciamo nella dimensione sociale -nella vita pubblica o sul lavoro- ma anche e soprattutto in quella privata: sul tema del tradimento, nei rapporti di coppia, sono stati versati oceani d’inchiostro, arrivando a tutte le conclusioni possibili.
Negli ultimi anni, poi, si è sviluppata una nuova “sfera” in cui dire bugie, il mondo virtuale: chat, social network e siti di incontri online hanno moltiplicato esponenzialmente le occasioni per raccontarle, fino ad arrivare a crearsi degli “avatar”, delle altre e nuove versioni di sé. Ma il meccanismo primario che ci spinge a mentire pare ancestrale. Le bugie, quindi, sono inevitabili?
 
Le bugie amiche

Non tutte le bugie sono uguali. Esistono bugie che non feriscono, piccole menzogne innocue che aiutano a difendere i nostri spazi e la nostra privacy, a evitare discussioni futili e fraintendimenti. Le “bugie amiche” sono una legittima difesa, o un modo per semplificarsi la vita, quando “dire la verità” sarebbe troppo complicato, e persino inutile. In questa categoria rientrano molte bugie dette in occasioni sociali o nei rapporti di lavoro. Si finge di apprezzare la cucina di un ospite maldestro, la barzelletta raccontata dal capo in ufficio, il nuovo vestito della collega. E ci sono persino bugie rassicuranti, dette per evitare di far preoccupare gli altri. Bugie del genere sono assolutamente sdoganate, e pienamente “assolte”.
 
Raccontiamoci tutto? Ma anche no…

Il terreno più scottante sono i rapporti di coppia: qui il tema della bugia si intreccia con quello del tradimento, ma non si esaurisce in esso. Nelle coppie, infatti, si mente anche per nascondere al partner abitudini non gradite (chi fuma o gioca d’azzardo di nascosto, oppure fa shopping compulsivo) o semplicemente per “tenersi per sé” alcune cose.
Come afferrare il bandolo di una matassa così intricata? Partendo da una domanda fondamentale: «Bisogna chiedersi se il modello di riferimento sia quello della trasparenza totale all’interno del rapporto o se sia lecito, e anzi auspicabile, che gli individui conservino una loro sfera privata, intima, con degli spazi e dei tempi “tutti per sé”» sottolinea Andrea Arrighi, psichiatra e analista Junghiano. «Molti hanno un modello di felicità relazionale legato a un modello di rapporto totalmente trasparente, ma secondo l’impostazione che condivido è giusto riconoscere una sfera personale che i partner rispettino, in un atteggiamento di fiducia reciproca».
Quello che conta sono in primo luogo le aspettative personali: le cose sono più facili se entrambi i partner, almeno in astratto, sul punto la pensino allo stesso modo; in ogni caso, la cosa migliore è chiarire in anticipo la propria posizione, facendo un “patto” esplicito su quello che si è tenuti reciprocamente a dirsi. In questo “patto”, una delle questioni più spinose da affrontare è tipicamente il tradimento, che diventa spesso la cartina di tornasole della sua “tenuta”. Di fronte alla sua eventualità, c’è chi avanza la pretesa di una confessione e chi invece preferisce “non sapere”. In questi, la bugia che “copra” il tradimento, per non destare sospetti, è implicitamente richiesta dall’altro partner: «Ci sono persone che scelgono, consapevolmente o meno, di non vedere gli indizi del tradimento. In casi del genere, spesso chi tradisce viene scoperto solo perché vuole farsi scoprire, perché è stanco della situazione e vuole uscirne. Oppure è chi è tradito che scopre la bugia quando il rapporto entro in fase critica e viene meno il suo interesse a farlo proseguire» racconta Arrighi.
 
La scoperta della bugia

La scoperta del tradimento “coperto” dalla bugia, poi, è sempre un piccolo trauma, anche per chi l’aveva astrattamente messo in conto, trincerandosi dietro al “preferisco non sapere”. Chi pretendeva sincerità assoluta, poi, spesso reagisce in modo radicale e non riesce a superare la menzogna: «Ma servirebbe uno sforzo di comprensione e razionalizzazione: le relazioni umane, non solo quelle sentimentali, diventano più vere e profonde proprio affrontando gli ostacoli. Anche il tradimento» sostiene Arrighi. Fondamentale, quindi, è riuscire a gestire la scoperta della bugia insieme al partner: «bisogna riuscire a parlarne. La scoperta di una bugia può diventare un’occasione per interrogarsi sulla propria relazione e per sbloccare il rapporto, dando inizio a una fase nuova».
Non si tratta, però, di una “assoluzione” generalizzata: ci sono bugie inaccettabili: «Il tradimento è spesso vissuto come un ostacolo insuperabile. Paradossalmente, un analogo rigore non si ha nei confronti di comportamenti ugualmente se non più negativi e lesivi: non si tollera un tradimento, ma si accetta un partner che mente sulle sue dipendenze, dall’alcool, le droghe o il gioco oppure su operazioni finanziarie che mandano in rovina la famiglia».
Altrettanto importante è imparare a “non mentirsi”: un difetto molto comune. «Raccontarsi le bugie è molto comune. Avviene anche in terapia ed è pure per questo che il processo terapeutico è spesso lento: alcune persone, ad esempio, faticano ad ammettere di avere odi non motivatati, o di essersi comportati male; altri non accettano l’idea di avere genitori non perfetti, con  tante umane debolezze. Il campionario è vario…».
 
Quelli del piano B

C’è chi, a forza di bugie, arriva costruirsi una vita parallela: due partner, o addirittura due famiglie, magari a distanza di centinaia (a volte migliaia di chilometri). Situazioni che possono andare avanti per anni, magari per tutta la vita. Diversamente da quanto si potrebbe sospettare, spesso la prima e la seconda vita hanno caratteristiche abbastanza simili, a parte la differenza di scenario e di comprimari. Il famoso “Piano B”, insomma, che molti di noi hanno solo abbozzato nel cassetto dei sogni o delle velleità represse, è da queste persone messo in atto in tutti i dettagli, e finisce col rassomigliare….al “Piano A”. Strano? Non poi come potrebbe apparire a prima vista: «Chi si costruisce una vita parallela simile alla sua prima vita è una persona previdente al massimo, che ha paura della solitudine e ha bisogno della massima sicurezza affettiva e familiare: per paura di perdere il proprio porto sicuro, il proprio focolare domestico, se ne costruisce un secondo analogo. Faticoso? Sì, ma anche rassicurante» spiega Andrea Arrighi. Del resto, in alcune culture il meccanismo è istituzionalizzato, e sta alla base della poligamia (o poliandria).
 
Le verità del corpo

Successo di stagione, la serie TV Lie to Me racconta di un gruppo di investigatori- scienziati capaci di “leggere” quello che dice il corpo e smascherare così i colpevoli. Espressioni del viso, tono della voce, postura permettono infatti di scoprire eventuali bugie raccontate con le parole. Ecco i segnali che potrebbero rivelare un bugiardo:
- non guarda il suo interlocutore negli occhi
- tira indietro il busto (una specie di fuga “da fermo”)
- gesticola in ritardo rispetto alle parole
- (è troppo concentrato su ciò che dice)
- mette oggetti fra sé e il suo interlocutore
- si gratta il naso (lo stress provoca l’innalzamento
- della pressione sanguigna, e il prurito ne è un segno)
- il tono della voce è basso
 

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