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A me gli occhi!

A me gli occhi!

Gli occhi chiari sono più delicati di quelli scuri, o le differenze riguardano solo l’aspetto estetico? È vero che esiste un trattamento in fase sperimentale che consente di rendere azzurri gli occhi castani? (Clara, Firenze)

Risponde il Dr. Giovanni Acerbi

Il colore degli occhi è un carattere geneti­camente determinato che può variare dal comune marrone scuro fino all’azzurro chia­ro in relazione alla quantità del pigmento melanina nell’iride. Non esistono differenze nella capacità visiva legate al colore degli occhi tranne che per le patologie oculari che si manifestano nella complessa sindrome dell’albinismo. È vero che spesso ad occhi molto chiari si associa una particolare sensi­bilità alla luce, comprensibile data la riduzio­ne di quello che possiamo considerare uno schermo fisiologico, mentre è controverso se essi siano più esposti o no a danni da raggi UV quali cataratta o malattie retiniche. Sono normali leggere variazioni del colore con l’età: nei bambini, per esempio, un colore “definitivo” si può raggiungere entro i 3 anni (mentre modificazioni più interessanti sono quelle che si verificano come sintomo di ma­lattie -infiammatorie o in alcune forme di glaucoma - e possono aiutare il medico nella diagnosi anche perché spesso monolaterali). Un aspetto importantissimo che riguarda gli occhi è sicuramente quello estetico: asso­ciamo spesso un fascino maggiore ai colori chiari dell’iride, forse proprio per la loro rari­tà. Per chi lo desideri, da tempo sono in uso lenti a contatto cosmetiche, colorate, che non sempre sono soddisfacenti, sia estetica­mente, sia come tollerabilità. Attualmente è in fase di studio negli Stati Uniti un tratta­mento laser che, in pochi secondi, è in grado di cambiare il comune colore marrone in un bel blu rimuovendo la melanina nella quan­tità necessaria dallo stroma (cioè dalla im­palcatura) dell’iride e senza interferire con la vista. Questo a detta di chi ha proposto la procedura: purtroppo esiste una grave for­ma di glaucoma “pigmentario” che è legato appunto ad una dispersione di pigmento nel bulbo, e non è escluso (secondo alcuni) che questo trattamento laser possa produrre artificialmente esattamente le condizioni favorenti la malattia.

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