Un linguaggio "pulito"
Un
linguaggio "pulito"
Mio figlio ha cinque anni, e a detta di tutti, maestre comprese, è molto sveglio. Il suo linguaggio è ricco di vocaboli ma talvolta tende a storpiare alcune parole e consonanti. Noi lo stimoliamo molto anche sul linguaggio e cerchiamo di correggerlo, cos’altro possiamo fare? Sappiamo che è importante risolvere le difficoltà di pronuncia prima dell’inizio della scuola elementare. (Paola, Milano)
Risponde la Dr.ssa Enrica Veronesi, logopedista
I bambini sviluppano la capacità di pronunciare correttamente le parole in tempi che possono essere molto diversi tra loro, questo si può osservare facilmente anche tra i fratelli. Esiste tuttavia un’ età in cui il bambino dovrebbe sopprimere quei processi fonologici (storpiature) che normalmente si risolvono entro i 42 mesi. Quando sono ancora presenti in età successive, anche quando il linguaggio del bambino sia adeguatamente stimolato, possono indicare un ritardo degno di attenzione. Pertanto è consigliabile una valutazione per definire il trattamento più opportuno. Anche in presenza di un ritardo fonologico, se il bambino ha un linguaggio comunque intellegibile, significa che i processi fonologici ancora presenti e le alterazioni fonetiche, pur evidenziando un ritardo, non avrebbero determinato quello che si definisce uno sviluppo deviante indice di un vero e proprio disturbo specifico espressivo , che è una forma più grave. Nel primo caso, cioè nel ritardo specifico espressivo, il modo di parlare appare come quello di un bimbo più piccolo. Questa discrepanza va sempre valutata confrontando questa componente con le altre che partecipano alla realizzazione del linguaggio e cioè la conoscenza e l’uso dei vocaboli (competenza lessicale), la correttezza nella formulazione delle frasi (competenza morfo-sintattica) e del discorso (competenza del periodare). In particolare la competenza morfo-sintattica può risentire del ritardo fonologico, inoltre spesso si ritrova anche una debolezza nella competenza lessicale. Ad esempio nella frase “Sono tato a socale con il mio uomopattino muovo dell’elba, mentle la mamma è adata a fale la pesa” (“Sono stato a giocare con il mio monopattino nuovo nell’erba (giardino), mentre la mamma è andata a fare la spesa”), osserviamo delle sostituzioni di alcune lettere con altre, delle elisioni di alcune consonanti e delle storpiature, cioè delle alterazioni fonetico-fonologiche, ma anche errori nel lessico (“erba” al posto di “giardino”) e nella sintassi (“del” al posto di “nel”); tuttavia sia la frase che il periodo sono costruiti correttamente. La valutazione logopedica prevede di analizzare dei campioni di linguaggio spontaneo e di effettuare delle prove testali che informino sia sulla capacità di comprendere che su quella di esprimere il linguaggio. Al bilancio logopedico è necessario integrare una valutazione sulle componenti cognitive (tra le altre la memoria uditiva), e sulle capacità percettive uditive. È determinante risolvere durante il periodo della scuola materna le difficoltà linguistiche per le ricadute che queste possono avere sugli apprendimenti di lettura e scrittura.
Mio figlio ha cinque anni, e a detta di tutti, maestre comprese, è molto sveglio. Il suo linguaggio è ricco di vocaboli ma talvolta tende a storpiare alcune parole e consonanti. Noi lo stimoliamo molto anche sul linguaggio e cerchiamo di correggerlo, cos’altro possiamo fare? Sappiamo che è importante risolvere le difficoltà di pronuncia prima dell’inizio della scuola elementare. (Paola, Milano)
Risponde la Dr.ssa Enrica Veronesi, logopedista
I bambini sviluppano la capacità di pronunciare correttamente le parole in tempi che possono essere molto diversi tra loro, questo si può osservare facilmente anche tra i fratelli. Esiste tuttavia un’ età in cui il bambino dovrebbe sopprimere quei processi fonologici (storpiature) che normalmente si risolvono entro i 42 mesi. Quando sono ancora presenti in età successive, anche quando il linguaggio del bambino sia adeguatamente stimolato, possono indicare un ritardo degno di attenzione. Pertanto è consigliabile una valutazione per definire il trattamento più opportuno. Anche in presenza di un ritardo fonologico, se il bambino ha un linguaggio comunque intellegibile, significa che i processi fonologici ancora presenti e le alterazioni fonetiche, pur evidenziando un ritardo, non avrebbero determinato quello che si definisce uno sviluppo deviante indice di un vero e proprio disturbo specifico espressivo , che è una forma più grave. Nel primo caso, cioè nel ritardo specifico espressivo, il modo di parlare appare come quello di un bimbo più piccolo. Questa discrepanza va sempre valutata confrontando questa componente con le altre che partecipano alla realizzazione del linguaggio e cioè la conoscenza e l’uso dei vocaboli (competenza lessicale), la correttezza nella formulazione delle frasi (competenza morfo-sintattica) e del discorso (competenza del periodare). In particolare la competenza morfo-sintattica può risentire del ritardo fonologico, inoltre spesso si ritrova anche una debolezza nella competenza lessicale. Ad esempio nella frase “Sono tato a socale con il mio uomopattino muovo dell’elba, mentle la mamma è adata a fale la pesa” (“Sono stato a giocare con il mio monopattino nuovo nell’erba (giardino), mentre la mamma è andata a fare la spesa”), osserviamo delle sostituzioni di alcune lettere con altre, delle elisioni di alcune consonanti e delle storpiature, cioè delle alterazioni fonetico-fonologiche, ma anche errori nel lessico (“erba” al posto di “giardino”) e nella sintassi (“del” al posto di “nel”); tuttavia sia la frase che il periodo sono costruiti correttamente. La valutazione logopedica prevede di analizzare dei campioni di linguaggio spontaneo e di effettuare delle prove testali che informino sia sulla capacità di comprendere che su quella di esprimere il linguaggio. Al bilancio logopedico è necessario integrare una valutazione sulle componenti cognitive (tra le altre la memoria uditiva), e sulle capacità percettive uditive. È determinante risolvere durante il periodo della scuola materna le difficoltà linguistiche per le ricadute che queste possono avere sugli apprendimenti di lettura e scrittura.










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