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Bambini al mare? L'importante è proteggersi

L'esposizione ai raggi solari provoca certamente stimoli benefici psicologici e fisici, tra cui la sintesi della vitamina D. È importante però capire la portata del rischio di una sovraesposizione. Il danno solare si verifica soprattutto nei primi anni di vita e gli effetti delle esposizioni sono cumulativi e permangono per tutta la vita. Lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica con lunghezza d'onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm). Le lunghezze d'onda più corte che raggiungono la terra sono le radiazioni ultraviolette (UV) e si suddividono in UVC, UVB e UVA. I raggi UVA possono penetrare profondamente nel derma danneggiando le strutture di questo strato (fibre di collagene, elastiche, vasi, etc.) e contribuiscono ampiamente al fotoinvecchiamento, mentre gli UVB penetrano solo nell'epidermide. Il fotoinvecchiamento, da non confondere con il naturale processo di invecchiamento cutaneo, è proporzionale al tempo di esposizione e soprattutto al fototipo e si manifesta come secchezza, desquamazione, indurimento, ingiallimento e approfondimento della tramatura e comparsa di rughe. Ma non solo. L'esposizione alle radiazioni ultraviolette può indurre tumori cutanei quali carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma.
Il carcinoma basocellulare è il tumore cutaneo più frequente e raggiunge il 76% di tutti i tumori cutanei. Il carcinoma squamocellulare si sviluppa in aree fotoesposte in modo rapido. Le aree più frequentemente colpite sono il labbro inferiore, il volto e il capillizio.
Il melanoma è caratterizzato da una crescita maligna dei melanociti che possono invadere rapidamente altri tessuti. Rappresenta il 5% di tutti i tumori cutanei.
Il rischio di tumore aumenta proporzionalmente all'esposizione ai raggi UV. Nelle persone che sviluppano melanoma è spesso presente il dato anamnestico di fotoustione infantile, pertanto quest'ultimo è considerato uno dei fattori di rischio.

COME PROTEGGERSI?

La fotoprotezione può essere ottenuta con tre metodi :
■ evitare l'esposizione alla luce del sole
■ coprirsi con indumenti protettivi
■ usare agenti chimici o fisici che assorbono o riflettono i raggi solari.
Il primo punto è poco realistico mentre il secondo ed il terzo richiedono una specifica educazione sanitaria. La fotoprotezione più efficace è quella mediante indumenti: l'uso dello schermo solare è da limitarsi ai casi e per il tempo in cui non è possibile altro tipo di fotoprotezione. La fotoprotezione non deve essere considerata un fatto occasionale ma un comportamento che deve durare tutta la vita.
Per ottenere una reale fotoprotezione è importante la quantità di prodotto applicato. È stato calcolato che la quantità da applicare equivale a 2 mg /cm² di superficie. In termini pratici occorrono circa 30 g di prodotto per proteggere un adulto di corporatura media: la maggioranza dei consumatori usa una quantità insufficiente di prodotto con il risultato di avere una minore protezione di quella attesa. Anche l'applicazione nelle varie aree corporee avviene quasi sempre in maniera non omogenea. Nei primi anni il bambino non dovrebbe essere esposto al sole diretto e quindi non dovrebbe avere la necessità di usare uno schermo solare. Una corretta esposizione ai raggi solari non significa esclusivamente una restrizione del tempo da passare all'aperto. La corretta fotoesposizione prevede di limitare il tempo di esposizione secondo le seguenti varianti: fototipo, stagione, latitudine, ora del giorno, altitudine.

IN SINTESI

■ Limitare il tempo di esposizione
■ Evitare l'esposizione tra le 11.00 e le 15.00, ora legale
■ Quando non vi sono altri mezzi di fotoprotezione, utilizzare gli schermi solari
■ Gli schermi inorganici sono più sicuri
■ L'uso del cappello riduce il rischio di tumore
■ L'uso degli occhiali da sole riduce il rischio di cataratta
■ L'uso di indumenti previene fotoustioni e fotoinvecchiamento
■ I cosmetici e le salviette profumate vanno vietati durante l'esposizione
■ Gli acceleratori di abbronzatura possono provocare fotoustioni
■ Gli autoabbronzanti e il beta-carotene non proteggono dai raggi UV
■ Gli estratti vegetali possono provocare fotoustioni.

(A cura del Dr. Francesco Sacrini, specialista in Dermatologia e Venereologia. Si occupa di Dermatologia clinica e chirurgica, Dermatologia pediatrica, Dermocosmetologia, Dermatologia allergologica, Malattie sessualmente trasmesse e Malattie infettive cutanee. Svolge attività di disgnostica precoce e di trattamento tumori cutanei. Collabora dal 2007 con FD Medical di Milano).