Un manuale che salva la vita
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Quando, in attesa dell’arrivo dei soccorsi, è giusto intervenire?In caso di ostruzione delle vie aeree o di arresto cardiaco. Tutti possono farlo: poche, ma giuste manovre e si può salvare una vita. Un manuale ci spiega come fare. (di Ilaria Sicchirollo)
Ogni settimana in Italia un bambino muore a causa dell’ostruzione delle vie aeree superiori. Una nocciolina, un acino d’uva, un sorso di latte, una caramella… un corpo estraneo qualunque che finisce nelle via aeree invece che nel canale digerente. L’arrivo dei soccorsi può essere tardivo. Basterebbe mettere in pratica poche e,garantiscono gli autori, facili manovre, alla portata di tutti, per salvare la vita di un bambino. Lo stesso è possibile di fronte a un arresto cardiaco. Un defibrillatore di ultima generazione e un intervento tempestivo possono ridare letteralmente la vita o evitare invalidità permanenti a causa dilunghi minuti senza ossigeno. Ma quali sono le mosse da fare? È davvero il caso di intervenire o si rischia di peggiorare la situazione? Domande che tutti ci poniamo ma che a volte ci fanno restare in disparte. Perché manca una cultura del soccorso attivo, perché si ha timore di fare male, perché preferiamo aspettare l’intervento esperto. Però proviamo a pensarci. Se nostro figlio sta soffocando sotto i nostri occhi perché un pezzetto di cibo gli ostruisce le vie aeree non interveniamo? «In quei momenti il tempo si ferma – ci spiega il dott. Marco Squicciarini, medico volontario della Croce Rossa, referente nazionale ed internazionale Rianimazione Cardiopolmonare, uso del defibrillatore e manovre Disostruzione Pediatriche e autore del libro "Come salvare i bambini dal soffocamento" insieme a Mario Pappagallo, giornalista medico scientifico del Corriere della Sera – e se hai imparato le manovre corrette, le hai interiorizzate. Non lo sai ma sono lì. E con tutta l’adrenalina del caso le ritirerai fuori, mentre chi non sa fare non fa nulla o fa qualcosa di sbagliato».È proprio così. Centinaia di lettere testimoniano gratitudine a Squicciarini che da anni è promotore di un progetto integrato volto alla diffusione della conoscenza di queste manovre di intervento. Un sito internet (www.manovredisostruzionepediatriche.com), corsi, lezioni interattive in tutta Italia, dimostrazioni nelle scuole, per i genitori, i nonni, le baby sitter, gli insegnanti. Perché tutti lo possono fare. «Ho oltre 100 lettere di mamme che hanno salvato i loro figli – ci racconta Marco Squicciarini. Purtroppo però ricevo anche testimonianze di chi non è riuscito a salvare la vita del proprio figlio perché non sapeva cosa fare e ha fatto le mosse sbagliate e vi assicuro che sentire questi racconti ti taglia le gambe, perché la perdita di un figlio è qualcosa di talmente contro la vita e la natura che la società non è nemmeno riuscita a coniare un termine per definire la famiglia che perde un bambino». Morti che, forse, si sarebbero potute evitare. Ma tutti devono essere a conoscenza delle giuste manovre di intervento e metterle in atto senza esitazioni. Per questo gli autori hanno realizzato un libro facile, economico e soprattutto chiaro. Come ci spiega il coautore Mario Pappagallo, «L’idea era di ispirarsi a quelle pubblicazioni americane semplicissime, dal tono molto divulgativo, a poco costo e comprensibili a tutti. L’utilità pratica deve essere immediata. Perché sono manovre, come ha spiegato Squicciarini, davvero alla portata di tutti, così come alla portata di tutti deve divenire, ora che si sta diffondendo un po’ di più, l’uso del defibrillatore». Importante quindi informarsi, leggere il libro o seguire il corso per superare quella paura che ci blocca di fronte alla possibilità di intervenire, soccorrere e salvare una vita. «Abbiamo un codice della strada in cui si deve chiamare il soccorso se investi un cane ma poi siamo indifferenti se qualcuno si accascia a terra in autobus. Occupiamoci del cane, ma a maggior ragione soccorriamo la persona, quando è possibile. Non parliamo dell’incidente stradale in cui magari è meglio non muovere il corpo e aspettare i soccorsi, ma in caso di soffocamento o arresto cardiaco il fattore tempo è fondamentale». Il messaggio, quindi è chiaro. «Si può fare la differenza in attesa che passino quei minuti interminabili che separano la chiamata al 118 e l’arrivo dei soccorritori – prosegue Pappagallo -. Non solo,in un momento di grave crisi economica, di tagli ai servizi sociali e sanità, questo messaggio se colto,significa risparmiare vite, ma anche risorse, come quelle dei giorni di degenza in rianimazione, di un eventuale coma, riabilitazioni e supporti di vario genere a una conseguente disabilità» conclude.
Un progetto salvavita
Come salvare i bambini dal soffocamento, edito da CFI Progetti del Cavaliere Luigi De Vita, (www.comesalv areunbambino.com) è solo l’ultima di una serie di iniziative promosse da Marco Squicciarini con la Croce Rossa Italiana, Rotary International e imprenditori illuminati che nel tempo hanno sostenuto questi progetti. Lezioni dimostrative on line(http://www.manovredisostruzionepediatriche.com), manuali scaricabili, poster che illustrano le principali manovre(disponibili anche sul sito della Croce Rossa Italiana www.cri.it) e soprattutto i corsi nelle scuole. Ma leggere il libro è sufficiente per essere in grado di salvare una vita? Marco Squicciarini ci rassicura,portandoci l’esempio di una mamma del Nicaragua che non parla italiano ma che è stata in grado di salvare il figlio dal soffocamento semplicemente apprendendole manovre dal poster illustrativo della Croce Rossa.
Il defibrillatore
Nel libro c’è una sezione dedicata ai defibrillatori. Anche in questo caso la tempestività è fondamentale. I moderni apparecchi, semi automatici, sono in grado di “lavorare” quasi da soli e non servono competenze specifiche. Ma bisogna sapere come usarli. Dalla chiamata all’arrivo dell’ambulanza possono passare dai10 minuti di una piccola città fino a mezz’ora o più nei grandi centri urbani. Troppo per chi viene colpito da arresto cardiaco. Si è calcolato che se un defibrillatore fosse disponibile entro 5 minuti, almeno un 25-30% di vite in più potrebbe essere salvata. I defibrillatori oggi sono diventati strumenti facili da usare anche da parte di personale non sanitario, senza particolare addestramento. E questo rende certe morti(circa 1.000 al giorno per arresto cardiaco) ancora più inaccettabili. «Oggi stanno iniziando a diffondersi nelle palestre e nelle piscine – ricorda Mario Pappagallo – ma c’è molta reticenza perché vengono considerati una prerogativa esclusiva di medici e operatori. Invece tutti dovremmo essere in grado di saperli usare. Nel nord Europa, dove sono già molto diffusi vengono organizzati corsi nelle scuole per spiegarne l’uso. Immaginiamo l’Expo del 2015 e i milioni di persone che arriveranno: non basterà installarli, ad esempio nelle metropolitane: bisognerà insegnare alla gente come usarli. I corsi servono anche a questo».Per informazioni www.defibrillazionesicura.it se non si sa meglio non intervenire
Purtroppo non sempre l’istinto ci suggerisce le mosse migliori. «Prendere i bambini per i piedi o inserire loro le dita in bocca per tentare di estrarre il corpo estraneo non sono mosse corrette e possono uccidere» ci spiega il dott. Squicciarini. Lo stesso vale per invalidità permanenti causate da soccorsi sbagliati in caso di incidente, quando si vuole fare alzare a tutti i costi l’infortunato.











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