Se la pressione prende il volo
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Obesità, menopausa, diabete, familiarità, età che avanza. Ma anche stress, sedentarietà, fumo, alcolici, alimentazione scorretta. Tante le cause dell’ipertensione arteriosa, un ‘killer silenzioso’ che colpisce circa tre adulti su dieci dei paesi industrializzati. In Italia la patologia riguarda 10 milioni di persone. E ancora troppe ne sottovalutano i rischi… (di Laura Brivio)
Si celebra il 17 maggio la Giornata Mondiale contro l’Ipertensione, una malattia che colpisce tra il 20 e il 30% della popolazione adulta, in particolare dei Paesi industrializzati, tanto che su scala planetaria risulta essere la terza causa di inabilità. In Italia sono più di 10 milioni le persone che presentano valori di pressione arteriosa al di sopra della norma, ma la metà ignora di esserne colpita. E, quel che è peggio, un soggetto su cinque non si cura. I più a rischio? Diabetici, obesi, donne in menopausa, anziani e persone con familiarità. Ma anche lo stile di vita e l’alimentazione, come ci spiegano due medici cardiologi, possono influire sullo sviluppo della patologia.
Più colpite le donne
“Sono più predisposti a sviluppare l’ipertensione arteriosa i soggetti che già presentano dei fattori di rischio cardiovascolare: obesi, diabetici, dislipidemici – esordisce Nedy Brambilla, specialista in cardiologia, emodinamista -. Esiste inoltre una familiarità per l’ipertensione arteriosa essenziale, quando cioè in famiglia c’è predisposizione ad essa. Con l’avanzare dell’età aumenta la probabilità di sviluppare l’ipertensione, quindi anche gli anziani sono a rischio. Anche l’aggiunta di sale agli alimenti spesso favorisce l’innalzamento dei valori pressori, come pure l’eccessiva assunzione di alcolici. Tra i fattori che predispongono all’insorgenza dell’ipertensione arteriosa figurano anche la sedentarietà e lo stress”. Fra le donne la patologia è in aumento: recenti stime indicano che in Italia il 21% degli uomini e il 24% delle donne presentano valori di pressione arteriosa al di sopra del normale. “Le donne sono più colpite in età avanzata, al termine dell’età fertile, quando vengono meno gli effetti protettivi degli ormoni femminili: circa il 50% delle donne in menopausa presenta ipertensione arteriosa. Ma anche il peggioramento dello stile di vita (come il tabagismo) e la sedentarietà hanno influito sull’incremento dell’incidenza di ipertensione nelle donne. Peraltro, nella donna il rischio di danno d’organo con eventi maggiori è più alto che nell’uomo”.
Un campanello d’allarme
Soprattutto nelle fasi iniziali l’ipertensione arteriosa non produce sintomi caratteristici e facilmente riconoscibili, per tale motivo si è guadagnata l’eloquente appellativo di ‘killer silenzioso’. Talvolta, in caso di valori pressori molto elevati, si possono percepire acufeni (ronzii e fischi alle orecchie), sensazione di testa pesante e calore al volto, ma sono comunque sintomi aspecifici. I disturbi provocati dalla malattia ipertensiva, responsabile della diminuzione delle aspettative di vita dei pazienti affetti, devono costituire un utile campanello d’allarme perché gravano sugli organi vitali: “I danni che possono conseguire a un’elevata pressione del sangue sono seri e possono comparire dopo parecchi anni - avverte Brambilla -. Consistono in malattie vascolari, danni al cuore (come per esempio insufficienza cardiaca e infarto), ai reni (insufficienza renale), al cervello (ictus) e agli occhi (emorragie, retinite, ecc.)”.
Emozione da ‘camice bianco’
Ma se i sintomi non si manifestano in maniera chiara, come si diagnostica allora la malattia?
Anzitutto la gran parte delle persone è affetta da ipertensione arteriosa essenziale, così chiamata quando una causa non è identificabile. In casi più rari si ha invece ipertensione secondaria, la cui causa può essere renale (stenosi delle arterie renali), congenita (coartazione aortica), endocrina (feocromocitoma, iperaldesteronismo, ipercortisonemia, acromegalia, iperparatiroidismo, assunzione di contraccettivi). Tra le possibili cause anche il trattamento con cortisonici e l’assunzione eccessiva di liquirizia. “Quando i sintomi non sono evidenti, l’unico modo per scoprire di essere ipertesi è controllare costantemente la pressione dal medico di base o in farmacia – spiega Brambilla -. In alcuni casi è necessario eseguire un Holter pressorio, cioè la monitorizzazione della pressione per 24 ore. Questo serve anche per escludere forme di ipertensione da ‘camice bianco’, cioè elevati valori pressori solo durante la visita medica e valori normali in tutte le altre misurazioni”. Un discorso a parte lo richiede proprio lo stress, che può causare un innalzamento transitorio della pressione, ma anche avere conseguenze più serie: “Ci sono soggetti che in periodi di stress emotivo hanno elevati valori pressori con necessità di terapia e che poi, alla risoluzione delle problematiche personali, non necessitano più dei farmaci. L’importante è mantenere i valori sotto i livelli consigliati 140/90 mmHg. Lo stress emotivo prolungato predispone infatti allo sviluppo di ipertensione arteriosa”.
Un doppio approccio
Come si cura l’ipertensione? Lo chiediamo a Gloria Melzi, medico chirurgo, specialista in cardiologia, emodinamista presso EMO GVM Centro Cuore Columbus di Milano. “Sono due gli approcci. Il primo è di tipo non farmacologico e concerne i cambiamenti dello stile di vita. Il secondo, di tipo farmacologico, prevede varie classi di farmaci anti-ipertensivi. Occorre poi tenere presente che la motivazione dei pazienti è fondamentale per il successo della strategia terapeutica adottata. E il ricorso ai farmaci non deve diventare una scusa per dimenticare le buone abitudini comportamentali apprese. Anche quando l’ipertensione è sotto trattamento farmacologico, bisogna comunque sforzarsi di rispettare le regole di prevenzione primaria”.
Prevenire a tavola
Il percorso di prevenzione comincia da una dieta varia, equilibrata e iposodica. Ecco dunque i consigli pratici della dottoressa Melzi:
ridurre progressivamente la quantità di sale utilizzato, sia in cucina sia a tavola. Un consumo eccessivo di cloruro di sodio può infatti favorire l’insorgenza dell’ipertensione nelle persone predisposte;
in sostituzione del sale per insaporire i cibi preferire aromi naturali (aglio, cipolla, prezzemolo, timo, erba cipollina, scalogno, maggiorana, alloro, rosmarino, salvia) e spezie (pepe bianco in polvere, paprica, peperoncino rosso);
limitare il consumo di cibi molto salati e conservati (affettati, formaggi stagionati, scatolame, stuzzichini salati);
limitare l’apporto di grassi saturi (burro, salumi e insaccati, frattaglie), carni grasse e condimenti di origine animale;
utilizzare i condimenti a crudo privilegiando l’olio extravergine di oliva
preferire proteine fresche (pesce fresco, carne fresca e preferibilmente bianca), frutta e verdura fresche, cibi ricchi di fibre e scorie;
moderare il consumo di alcolici;
bere acqua, se possibile con contenuto di sodio inferiore a 5 mg/litro.
Altre misure preventive
La diagnosi precoce dell’ipertensione, come per ogni altra patologia, è molto importante. Quindi il primo suggerimento, anche se non è propriamente una misura preventiva, è di misurare la pressione regolarmente. Per prevenire la malattia occorre invece seguire queste semplici regole:
raggiungere o mantenere il peso forma;
praticare attività fisica, aerobica, di media intensità. La durata e la regolarità contano: perché il movimento sia efficace deve avere una durata di 20-30 minuti consecutivi (ancora meglio se di 40-50) e una frequenza di almeno 3 volte a settimana (meglio se 5);
evitare stress, fumo, droghe e il consumo eccessivo di alcolici.
Quando l’addome ‘lievita’
Numerosi studi documentano il legame tra obesità e ipertensione. Il Framingham Heart Study stima che circa il 70% dei casi d’ipertensione si verifica in soggetti sovrappeso e obesi, indipendentemente dalla durata dell’obesità. In particolare l’obesità ‘addominale’, quando la circonferenza è superiore a 102 cm nei maschi e a 88 cm nelle femmine, è più strettamente correlata all’ipertensione rispetto all’adiposità totale. La presenza nello stesso paziente di obesità e ipertensione conferisce un rischio cardiovascolare maggiore della somma delle due condizioni. Perdere chili, fino a quando non si raggiunge il peso forma, presenta quindi benefici maggiori rispetto ad altri cambiamenti dello stile di vita.
Conoscere i valori
L’ipertensione arteriosa è un aumento della pressione nella circolazione sistemica al di sopra di valori reputati normali. I valori di pressione ottimali sono 120/80 mmHg; si parla invece di ipertensione quando superano i 140/90 mmHg. Nel 90% dei casi l’ipertensione arteriosa è primitiva o essenziale, cioè non si ha una causa precisa di innalzamento dei valori pressori, per cui la terapia è solo sintomatica. Nel restante 10% dei casi è secondaria, ossia è identificabile una causa che, se trattata e risolta, riduce anche i valori pressori.
Appuntamento con la salute
Da ormai sette anni, ogni 17 maggio, ricorre la Giornata Mondiale contro l’Ipertensione. Promossa dalla World Hypertension League sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Salute, la campagna mira a sensibilizzare sui rischi della patologia con controlli gratuiti della pressione in piazze italiane e Centri Ospedalieri.
Per saperne di più: www.siia.it (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa)











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